Ice Bucket Challenge: buttarsi acqua addosso, grazie ai social, funziona

Dite la verità ormai da settimane le vostre bachece di Facebook sono invase da video di utenti che si rovesciano acqua ghiacciata addosso e, al di là di quello che ne pensate, ormai conoscerete benissimo anche il perchè.

Ice Bucket Challenge e il relativo hashtag #icebucketchallenge si sono rivelati come l’iniziativa social/viral dell’anno.

Curiosi di sapere come tutto ha avuto inizio? Sembra che il tam tam mediatico sia cominciato durante una puntata del Today Show sul canale americano NBC del 15 luglio 2014, quando Greg Norman chiese a Matt Lauer (altro giornalista americano) di rovesciarsi un secchio d’acqua in testa. A partire da quel giorno, attori e giornalisti americani hanno cominciato a lanciarsi secchiate d’acqua addosso. Fino ad arrivare a Chris Kennedy (direttore cinematografico statunitense) che nominò la cugina, il cui marito soffriva di SLA: da qui il tutto ha cominciato a connotarsi come una iniziativa di beneficienza.

Il meccanismo è molto semplice: è sufficiente riempire un secchio di acqua (possibilmente ghiacciata) oppure fare una donazione alla fondazione per la ricerca sulla SLA, oppure, ancora meglio, fare entrambe le cose. Il tutto deve essere rigorosamente filmato e pubblicato sui social, taggando 3 vostri amici che avranno 24 ore di tempo per ripetere a loro volta l’iniziativa.

Proviamo, innanzitutto, ad analizzare l’evento da un punto di vista comunicativo e social.

Quali potrebbero essere gli insegnamenti principali che possiamo trarre?

– Il formato preferito nei social è il video.

La base dell’ Ice Bucket Challenge è comunicare attraverso un video un qualcosa a supporto di una iniziativa di beneficenza. Il potere del video risiede nella forza evocativa delle immagini, che riescono a coinvolgere emotivamente lo spettatore attivando una comprensione immediata del messaggio e rendono il contenuto facilmente replicabile.

– Le regole devono essere essenziali e semplici. 

Questa sorta di competizione si basa su concetti come essenzialità e semplicità. Gli utenti, inoltre, sono liberi di applicare a questa iniziativa le proprie regole e le proprie personalizzazioni.

Tantissimi utenti hanno replicato l’evento, infatti, senza utilizzare l’acqua (per evitare uno spreco) o hanno direttamente sfidato altri amici a suon di donazioni. Questo fattore è stato molto importante per la riuscita dell’evento in quanto strettamente correlato agli user generated content che hanno influenzato in positivo la shareability e il successo dell’iniziativa.

C’è poi un altro tipo di analisi che si potrebbe fare ma che forse, di fronte a dati ufficiali che testimoniano l’incremento delle donazioni, sarebbe superfluo.

Molti, infatti, criticano l’iniziativa e la considerano solo un modo narcisistico per mettersi in mostra o che molti brand hanno sfruttato per la propria visibilità.

Critiche sterili e poco costruttive. La fonte ASL-USA (Associazione americana per la ricerca sulla SLA) parla chiaro, non ci sono secchi d’acqua che tengono: 62.5 milioni di dollari raccolti dal 29 Luglio al 22 Agosto, periodo di Ice Bucket Challenge, contro i 2.4 milioni nello stesso periodo del 2013. Non c’è bisogno di fare raffronti, l’aumento è notevole e testimonia ancora una volta il potere spesso ancora sottovalutato dei social media.

 

 

 

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