Occasioni per caso

Il concetto di serendipity legata al Web ha senso per gli utenti come scoperta di qualcosa di inaspettato, mentre si sta cercando altro. Dalla parte dei gestori dei siti, però, può essere un’occasione in più da cogliere.Serendipity è un concetto filosofico con cui si indica la possibilità di scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra. Il termine, però, non fa riferimento solo alla fortuna, ma a quella stessa base del famoso precetto di Pasteur: il caso favorisce la mente preparata. Che c’entra tutto questo con Internet? Una buona idea viene offerta da Sergio Maistrello nel suo ultimo libro “La parte abitata della Rete”.

Una rete che favorisce
Blog, wiki, social networking: la parte abitata della Rete “è un paradiso per la serendipity” con il suo “ambiente reticolare ad alta densità di link”. In sostanza, tutte queste formule di presenza online garantiscono un intreccio di informazioni, notizie e collegamenti tali per cui, a una mente allenata, risulta molto facile saltare da un argomento all’altro, da un sito all’altro per trovare risposte innovative e informazioni nuove.

I dintorni della serendipity
Quella che si sviluppa attorno ai blog e ai siti di social networking è la serendipity in senso stretto, la possibilità di scoprire cose nuove e interessanti non cercate. Ma la casualità gioca un ruolo fondamentale in tutto il Web: la sua estensione, la difficoltà a intercettare il pubblico nel suo insieme, le infinite sfumature delle ricerche online mettono gli utenti continuamente di fronte a esiti inaspettati.

Visti dal sito
Ma dall’altra parte, i gestori dei siti possono amministrare o sfruttare la serendipity, nel suo senso più ampio? Normalmente, gli accessi casuali non sono considerati tra quelli rilevanti per il proprio sito, poiché sono valutati alla stregua di errori di navigazione e poco altro. Eppure, con poco dispendio di forze si può provare a intercettare e gestire il pubblico della serendipity.

Intercettare
Due sono le occasioni di creare casi di serendipity. La prima è una soluzione guidata: partecipare o realizzare in proprio blog, presenze in community e social network, sicuramente favorisce la predisposizione del proprio sito a essere casualmente intercettato e visitato da navigatori inizialmente lontani da esso. Inoltre, non si può trascurare il valore delle provenienze dai motori di ricerca, con chiavi magari molto lontane da quelle previste in fase di search engine optimization.

Capire i siti
Il primo aspetto da valutare è capire se il proprio sito intercetta o meno navigatori provenienti per serendipity. Solo le statistiche ci possono aiutare su questo versante. Intanto, verificando se risultano dei valori anormali nelle provenienze da siti, con pagine Web che generano molto traffico pur avendo poca attinenza formale con i contenuti che andiamo veicolando sulle nostre pagine. Questo può darci un quadro di come e quanti navigatori inaspettati possano raggiungere il nostro sito

Capire le chiavi di ricerca
Immagine sintetica: Chiavi di ricerca di una ipotetica ditta di informatica con dominio .it

Altro elemento centrale nel capire le provenienze per serendipity è l’analisi delle chiavi di ricerca per la provenienza da motori. In questo caso bisogna valutare prima di tutto la presenza di chiavi dissociate rispetto ai target del sito: parole o espressioni che nulla hanno a che vedere con le attività di cui si occupa il sito o parole equivoche o sinonimi equivoci di parole usate nell’attività del sito. Naturalmente, si valuteranno soltanto quelle chiavi che generano un consistente numero di accessi, trascurando quelle con percentuali marginali.

Dalla visita casuale all’approfondimento
Attraverso un’analisi comparata delle provenienze per chiavi di ricerca dai motori e delle visite per pagina d’ingresso, si potrà stabilire l’effettiva rilevanza degli accessi casuali a una certa pagina. Da qui, sarebbe poi opportuno valutare i percorsi generati a partire da quella pagina, per capire se le visite casuali si estendono poi in altre diramazioni del sito (l’attenzione del navigatore casuale è stata catturata e spinta verso il restante contenuto) oppure se rimangono confinate a quella pagina, indicando una scarsa capacità di motivare i visitatori ad approfondire la conoscenza del proprio sito.

Esempio di percorso generato da una pagina (99) raggiunta per serendipity

Catturare i navigatori
Una volta appurato che esistono visite casuali sul proprio sito, però, bisogna motivare i navigatori a restare sulle pagine e scoprire il resto del contenuto. Ciò può essere fatto in prima istanza presentando contenuti adeguatamente interessanti. Ma anche la realizzazione del sito può essere di qualche aiuto, grazie a pochi, semplici accorgimenti:

1) dichiarare in tutte le pagine chiaramente il contenuto complessivo del sito e la natura della propria attività, magari anche con i riferimenti alla società o all’individuo che gestisce il sito stesso. Un ulteriore accorgimento è quello di creare nuvole di parole chiave, secondo l’uso diffuso nei blog, per far capire in modo visuale e diretto all’utente quali sono le “chiavi” del sito, appunto

2) far capire sempre al navigatore in quale livello del sito si trova: briciole di pane, menu esplosi (cioè aperti in base a tutti i passaggi che servono per arrivare alla pagina in questione) e url dettagliati possono essere molto utili

3) creare possibilità di navigazione orizzontale all’interno delle singole pagine, con link ad altre pagine, possibilmente estesi, cioè con un paio di righe di spiegazione della pagina collegata.

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